VIPASSANA, PENANG HILL EST – ITA

Eccoci qui, di rientro in questo mondo caotico e rumoroso, dopo dieci giorni di corso Vipassana. Questo post sarà più lungo del solito, ma vi promettiamo che non ve ne pentirete.

Nota informativa: segue una breve introduzione di cosa sia la tecnica del Vipassana, potete saltarla e andare direttamente alle esperienze di Alice e Ludovica, ma vi raccomandiamo di leggerla comunque, non ci vorrà molto.


Di cosa si tratta?

È una tecnica che insegna la meditazione così come ci è stata tramandata da Siddhārtha Gautama, il Budda in persona. Nonostante ciò, non implica niente di religioso, né politico, né raziale, né sessista. Chiunque può partecipare al corso, con lo scopo di purificare la propria mente.

La tecnica si basa su alcuni principi universali alla base del ragionamento di ogni società e persona razionale: moralità, buon senso, sacrificio, amore e compassione.

Vi suggeriamo di prendervi un po’ di tempo per approfondire la tecnica Vipassana qui.

Il corso è completamente gratuito, incluso vitto e alloggio, allo scopo di essere puro. Richiede solo di sottostare a 5 precetti (astenersi da uccidere, rubare, attività sessuale, mentire, intossicarsi) e la totale reclusione dal mondo esterno. Il che vuol dire consegnare il telefono e rispettare il Nobile Silenzio, in altre parole non potere parlare per 10 giorni (fatta eccezione per colloqui con il maestro e il management).


Quindi, perché abbiamo deciso di parteciparvi?

Viviamo in un mondo così veloce, inquinato e corrotto che a volte sentiamo la necessità di staccare la spina, fermarci un attimo e capire quello che succede nelle nostre vite. E anche un pizzico di curiosità.

Essendo un percorso individuale verso la liberazione della propria mente, abbiamo deciso di non influenzarci a vicenda e scrivere di questa esperienza separatamente. Questa la ragione per cui troverete alcune ripetizioni.

 

L’esperienza di Alice:

Il 3 maggio, come concordato, siamo arrivate al punto d’incontro Vipassana, Penang Hill East. Eravamo ​​30 minuti in anticipo e le automobili disponibili per portarci al sito erano poche. Fortunatamente l’organizzatrice ci ha concesso di lasciare gli zaini nell’unico spazio rimasto in una delle macchine, dopodiché abbiamo iniziato la camminata per raggiungere il centro di meditazione. 40 minuti di trekking in salita.
Sono sicura che come me, Ludovica e gli altri cinque hanno pensato che fosse un ultimo test per dimostrare la nostra determinazione a partecipare al ritiro.
Una volta in cima, tutti sudati e stanchi, siamo rimasti sorpresi nel vedere altri studenti freschi e riposati, dunque ci siamo resi conto che non eravamo né in anticipo né sotto esame, solo un po’ sfortunati… che inizio!

Durante la registrazione abbiamo scoperto che i due manager, parte del personale volontario, erano italiani. Abbiamo lasciato a loro i nostri oggetti personali: passaporti, portafogli e telefoni; così anche se avessimo voluto non avremmo potuto scappare.

Il corso di 10 giorni è cominciato quella sera alle 7:00, con un’ora di meditazione introduttiva e alle 8:00 eravamo di ritorno nel dormitorio in completo silenzio.
Le nostre “stanze” erano composte da: un letto singolo molto semplice, un cuscino e una coperta; uno spazio privato concettuale diviso da tende, una per lato, condivisa con i vicini e la porta era anch’essa un pezzo di stoffa.
I bagni/docce seguivano un’idea simile, ma le separazioni tra loro erano pareti vere, mentre le porte erano tende, di plastica però. Fuori dai bagni c’erano due grandi lavabi rettangolari azzurri con tre rubinetti ciascuno.
Alla prima occhiata ho pensato che sarei stata costipata per il resto del mio soggiorno, ma grazie alla dieta del centro non è successo.

I nostri giorni erano ritmati dai rintocchi delle campane, a iniziare dalle 4:00 del mattino: la sveglia. La colazione era servita alle 6:30, alle 11:00 il pranzo e alle 17:00 la pausa tè con frutta, niente cena.
Le portate principali erano vegane, ma alcune cose rendevano il tutto vegetariano: latte in polvere, cioccolato in polvere, latte condensato e burro.
Non ho mai mangiato così tante verdure e frutta nella mia vita e per questo dopo il terzo giorno la mia costipazione non è stata più un problema 🙂
Ero così felice, volevo dire a Ludovica del mio successo, ma il “Silenzio”…

Ecco il Nobile Silenzio è stato gestibile, strano a tratti, comunque fattibile con degli estranei, anche se, secondo me, sembravamo un branco di matti. Tuttavia, con Ludovica non è stato semplice. Soprattutto dopo aver viaggiato per 80 giorni, 24/7, sempre insieme.
Eravamo vicine ma lontane.
Siamo state brave per i primi tre giorni, sguardo basso, nessun contatto. Poi…
Il quarto giorno ho lasciato alcune vitamine ai piedi del suo letto, che mi ricordavo avevamo nel nostro beauty dei medicinali, perché avevo notato che era raffreddata, probabilmente a causa della doccia gelida; una delle cinque regole della casa è: “no intossicanti” quindi esclude l’uso di medicine. Comunque sono entrata nel dormitorio nel momento in cui lei ha trovato le vitamine. Ho sentito i suoi occhi su di me così mi sono girata, mi stava guardando con un grande sorriso sulle labbra e grazie a quello sono stata felice tutta la giornata.
La sera del quinto giorno Ludovica aveva capito che non stavo bene, ero davvero giù. Nella pausa durante l’ora d’insegnamento, mi si è avvicinata con uno sguardo interrogativo e preoccupato, con gesti ed espressioni facciali le ho detto che le ginocchia mi avevano dato l’ultimatum. Era sollevata che fosse solo quello, ma per me era l’inferno in terra.
Non potevo continuare a tenere le gambe incrociate per tutto quel tempo, infatti, il giorno dopo ho parlato con la manager del mio problema (entrambe le ginocchia hanno subito un intervento chirurgico, troppo sport…) da lì in poi mi hanno concesso di sedermi contro il muro, così tutto il peso non era solo sulle gambe.
Il settimo giorno è stato il turno del malessere per Ludovica, una sorta di mal di testa, probabilmente dovuto al raffreddore.
Quindi sì, abbiamo avuto pochi e brevi momenti comunicativi, ma mai riguardanti il corso.

La meditazione occupava circa 10 ore del giorno, ecco perché il dolore, ma avevamo anche tempo libero. All’inizio, sono riuscita a gestirlo abbastanza bene: sonnellini pomeridiani, bucato a mano, camminate sull’unica strada lunga 85 passi, stretching, osservare insetti (un sacco di tipi di formiche), ma dopo un po’, il tempo libero mi è sembrato troppo.
Il quarto giorno la confusione nella mente era cessata, avevo solo me stessa con cui parlare. Ho iniziato a trascorrere più tempo sul balcone del dormitorio apprezzando la vista panoramica della città, delle montagne, delle nuvole, del mare e della natura, sorseggiando tè con latte. Ho continuato a osservare la città finché non ho finalmente trovato: un paio di moschee, due chiese, un tempio indù e innumerevoli tempi buddisti. I loro canti, campane, fuochi d’artificio, canzoni, gong, insieme agli animali della foresta e ai rumori fisiologici degli esseri umani erano gli unici suoni che rompevano il silenzio.

Il fatto di essere in un posto umile e ateo, a guardare giù verso l’opulenza religiosa, che lotta per la supremazia, mi ha fatto sorridere e pensare.
Pensare come nei secoli la strumentalizzazione delle credenze e l’ignoranza siano state la causa di emigrazioni forzate, di divisioni all’interno delle nazioni e di infinite guerre…
Se solo il sistema educativo iniziasse a insegnare la religione come parte della storia, quindi in modo cronologico e oggettivo, forse le generazioni future sarebbero più tolleranti e di mentalità aperta.
Prendendo come esempio me che sono nata e cresciuta in un paese così detto laico, ma profondamente cattolico, durante l’infanzia ho percorso l’intero processo per diventare un cattolico devoto, non per scelta, frequentando catechismo e messe, ricevendo così i primi tre precetti: battesimo, santa comunione, cresima. Tuttavia, nessuno degli insegnanti, dei preti, delle suore e nessuno dei miei genitori mi ha mai detto che:

  • La Bibbia, il Corano e la Torah sono fondamentalmente lo stesso libro che si diffuse dove nacque la prima civiltà, la Mesopotamia, e poi successivamente in tutto il mondo
  • Il nome di Dio, dalla traduzione ebraica è Geova, una latinizzazione dell’ebraico יְהֹוָה, Yahweh. È stato bandito dalla Chiesa Cattolica dopo diverse edizioni della Bibbia probabilmente per l’interpretazione del comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”
  • Nel 1874 la Santa Sede con Pio IX, dichiarò inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche del Regno d’Italia e, per estensione, all’intera vita politica italiana. Fu abrogata ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919. (Non Expedit)

Pochi fatti, eventi storici da cui è logico dedurre che le religioni cambiano, si evolvono conseguentemente alla modernizzazione sociale.
L’essere isolata da tutto e tutti mi ha dato molto tempo per pensare, ovviamente…
Come anche le ore d’insegnamento serale, una frase mi è rimasta impressa del maestro S.N. Goenka:
“Dio non ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, è l’uomo che ha creato Dio/Dei per necessità e piacere”.
Successivamente ci ha dato un esempio prendendo come riferimento il Buddismo, che non era una religione, ma lo è diventato con il diffondersi in Asia. Ogni civiltà, infatti, ha creato le proprie credenze intorno al Buddismo e a Buddha.

Il Buddismo però è una filosofia di vita, che insegna a vivere seguendo determinati canoni morali, senza l’utilizzo di creature soprannaturali e o spirituali, ma l’uomo ne ha create a centinaia per adorarle e idolatrarle.

I 10 giorni di Vipassana sono trascorsi senza riti, cerimonie, preghiere, e nessuna immagine divina era presente.
La sala di meditazione, il luogo dove abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo, era solo una stanza bianca con finestre, sul pavimento cuscini sottili quadrati blu dove sederci, fuori le campane a ricordarci costantemente il programma.

L’ultimo giorno i corpi muti e inespressivi intorno a me hanno riacquistato la parola e il sorriso, finalmente.
Quel pomeriggio eravamo tutti sudati per l’eccitazione di parlare l’uno con l’altro, per il chiasso delle conversazioni e per l’incredibile umidità di Penang Hill.

Sono stati giorni intensi sia fisicamente che mentalmente; comunque sia, è stata un’esperienza incredibile.

 

L’esperienza di Ludovica:

Non parlerò della tecnica o dei contenuti, perché credo che sia qualcosa che ognuno debba vivere e capire da solo, tutto quello che c’è da sapere si trova nel link sopra. Non parlerò nemmeno dei “risultati” raggiunti o delle sensazioni provate, perché direttamente collegati alla parte più profonda di me.
Voglio piuttosto condividere l’esperienza così come l’ho vissuta, giorno per giorno, con tutti gli alti e i bassi.

Giorno 0
Sono arrivata al centro Vipassana di Penang Hill East Vipassana Center carica di aspettative, del tutto consapevole della rinuncia al telefono e a ogni contatto con il mondo esterno; pronta a rispettare il Nobile Silenzio, a dormire in camerata con altre persone, di mangiare meno e solo vegetariano etc. Questa era la parte più facile.
Così, dopo una lunga passeggiata di circa quaranta minuti su per la collina (mi chiedo ancora se fosse l’ennesima prova di dimostrazione della volontà e della determinazione per frequentare il corso), abbiamo dovuto consegnare i telefoni, i libri, i computer e tutti gli oggetti personali, in modo da non avere nemmeno la possibilità di avere delle tentazioni. Dopo alcune spiegazioni, abbiamo finalmente cominciato la prima sessione di meditazione, non stavo più nella pelle!

Giorno 1
Ore 4 del mattino, suona la campana-sveglia, mezz’ora per capire come ci chiamiamo e comincia la giornata con due ore di meditazione e colazione a seguire.
“Ce la posso fare” è stato il mio primo pensiero; ingenua!
Il cibo, però, era buonissimo, quindi un bell’inizio di giornata.
Poi un’ora di meditazione di gruppo e altre due individuali subito dopo. Pranzo, buono. Altra ora e mezzo di meditazione individuale, 5 minuti di pausa, ora di gruppo e ultima ora e mezza per il pomeriggio. Pausa tè. Ancora meditazione di gruppo per un’ora, discorso di Goenka per un’ora e mezza e – indovina – meditazione, ovvio!
Per un totale di dieci ore di meditazione al giorno.
Voleva dire stare seduti, meditare, concentrarsi sul respiro, evitare ogni tipo di pensiero e molto molto dolore fisico. Ma era ancora solo il primo giorno, ero sicura di me. Ho dormito bene e serenamente, senza pensare troppo.

Giorno 2
Campana-sveglia alle 4. Comincia a essere un po’ fastidiosa, ma ho ancora le forze per alzarmi dal letto.
Sonno, stanchezza e testa pesante; sentivo il bisogno di chiudere gli occhi per pochi minuti. Solo che quei pochi minuti sono diventati un’ora o più e la campana che indicava la fine della sessione di meditazione è suonata e io mi sono sentita in colpa per aver perso la metà del tempo di meditazione. Per fortuna Goenka dice sempre: “Non sentitevi mai depressi o demotivati”, e io non ho perso sicurezza e fiducia, ancora.
Le sessioni pomeridiane poi sono andate malissimo: sonno, sonno e sonno. Ero sicura a questo punto che sarebbe stato un inferno. Ma fa niente, mi aspettava la cosa da fare più divertente della giornata: lavare i panni! Era divertente vedere come ognuno di noi era diventato maniacale nel lavare accuratamente i vestiti, movimenti lenti e calmi, eravamo forse più concentrati in questo che nella meditazione.
Infine la sessione serale e il discorso, mi sono sentita risollevata e piena di forze per il giorno dopo. Alla fine si tratta di metterci più impegno e essere generosi con se stessi, accettando i propri limiti.

Giorno 3
Campana-sveglia alle 4. Inizia a irritarmi, anzi la odio proprio!
Da questo preciso momento ho cominciato ad avere l’ansia da campana, non sono riuscita a dormire bene la notte e ci pensavo in continuazione. L’ho persino sognata, svegliandomi nel cuore della notte e scoprendo che tutti dormivano serenamente.
Nemmeno le meditazioni mattiniere andavano bene. Ero stanca e assonnata, provavo in tutti i modi a tenermi sveglia, ma il letto era così invitante. Alla fine mi sono arresa e il senso di colpa cresceva. Più mi sentivo in colpa, più non riuscivo a dormire la notte e più non riuscivo a meditare la mattina.
Ricomincia, ricomincia. Comincia con una mente calma e serena, con una mente sveglia e attenta“, la voce calma e ripetitiva di Goenka a ogni inizio di meditazione era irritante.
Contemporaneamente i dolori andavano a braccetto con il sonno. Collo e schiena tesissimi e gambe addormentate. Vivevo in un incubo. Per fortuna ad aspettarmi c’erano i miei panni, poche ore e avrei potuto rilassarmi per qualche minuto.

Giorni 4, 5 & 6
Siamo entrati nel cuore della tecnica.
Wow! Qualcosa ha finalmente cominciato a funzionare, il dolore è quasi finito e riuscivo a sentire qualcosa. D’altro canto, ho completamente rinunciato alle sessioni mattiniere: non dormire la notte mi ha portato a far finta di svegliarmi al suono della campana, andare nella hall di meditazione, aspettare che alcuni pigri quanto me lasciassero la hall, sentirmi in diritto di tornare a letto e dormire quando non avrei dovuto farlo.
Ma ero felice, tutto andava come Goenka diceva. Solo un brutto raffreddore a infastidirmi e la campana-sveglia, certamente. Per fortuna c’era sempre il bucato ad aspettarmi!

Giorno 7
Le simpatiche vibrazioni sono sparite e una terribile sensazione di dolore ha cominciato a colpire il mio viso.
Era come se qualcuno stesse muovendo il mio naso dalla faccia e lo schiacciasse… che male!
Era come se il naso diventasse più grande, poi si rimpicciolisse, per poi spostarsi lungo tutto il viso. Avevo la sensazione che il mio naso volesse cambiare forma.
Davvero una brutta sensazione.

Giorni 8&9
Alcune meditazioni andavano bene, in alcune avevo ancora la sensazione del naso proboscidale che fuoriuscisse dalla mia faccia per poi rientrare al suo posto.

Giorno 10
Il Nobile Silenzio è finito.
Eravamo tutti felici di poter parlare di nuovo e finalmente le persone con cui ho condiviso questa esperienza sono uscite dall’immagine di loro che avevo creato nella mia testa. La ragazza spagnola (seduta vicino a me durante i pasti) non era per niente cattiva e scontrosa, la mia compagna di meditazione (seduta vicino a me durante le meditazioni) era carina come l’avevo immaginata. Tutti gentili e amichevoli. Nessuno di noi riusciva a rendersi conto che il corso era ancora aperto e che c’erano le meditazioni di gruppo da seguire.
Ma soprattutto, nessuno ha lavato i panni l’ultimo giorno.

Morale della storia: sono contenta di questa esperienza e credo di averne colto il senso; ne farò tesoro nella vita di tutti i giorni. Allo stesso tempo, è bello essere di nuovo in società.

 

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